Nella notte fra il dodici e il tredici settembre, sul Circuito di Arese, la densità dell’aria è salita da 1,1693 a 1,2015.
È un numero che non significa niente finché non sei tu a doverci passare attraverso. Vuol dire che la stessa velocità costa di più, a parità di gambe, e che le gambe sono in strada da dieci ore.
Al tornantino la cadenza di Andrea Devicenzi scendeva a sessantatré pedalate al minuto, contro le settantadue del resto del giro. Un cambio di rapporto ha portato la forza sul pedale da centosette a novantatré watt. Sono quattordici watt, moltiplicati per qualche decina di migliaia
di pedalate.
Queste cose si vedono solo se qualcuno sta guardando i dati mentre l’uomo pedala.
Sembrava impossibile eppure...
Devicenzi è partito alle diciotto di sabato e si è fermato ventiquattro ore dopo, a 623,82 chilometri misurati dai giudici.
Ventuno chilometri e ottocentoventi metri oltre il primato di Palma de Mallorca. Dieci Guinness World Records, i record del mondo WUCA della sua categoria, miglior giro ufficiale in 2:15.779.
Per capire cosa vuol dire, conviene guardarlo da un’altra angolazione: un anello da poco più di un chilometro e mezzo, ripetuto per un giorno intero, in una notte che a metà ti chiede più watt per gli stessi chilometri orari. Il bello e il brutto di una prova così è che non c’è nessuno da staccare. C’è solo il rapporto fra quello che hai deciso di tenere e quello che resta.
La bicicletta, in una prova del genere, non fa vincere niente. Può solo evitare di togliere.
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Andrea devicenzi
LA X24 CHALLENGE
La X24 Challenge è in Scalmalloy e quasi interamente stampata in 3D.
Devicenzi è un atleta paralimpico, e il progetto parte da lì. La pedivella è accorciata perché la pedalata su una gamba sola ha un’altra geometria. Il telaio è simmetrico. E c’è una struttura stampata che sostiene l’invaso della protesi, disegnata perché la potenza passi anche dall’arto residuo invece di fermarsi al bacino.
Il cockpit è fatto per tenere la posizione aerodinamica senza interromperla mai, curve comprese: su un giro da un chilometro e mezzo ripetuto per un giorno intero, ogni volta che ti rialzi paghi, e paghi seicento volte.
La posizione è stata studiata al simulatore con triangolazione laser prima che esistesse il telaio. Che è l’ordine giusto: prima si capisce dove deve stare il corpo, poi si disegna la struttura che ce lo tiene.
E adesso il mondiale a sebring
A novembre Devicenzi punta al titolo mondiale ultracycling nella dodici ore di Sebring.
Stesso asfalto della 12 Ore di Sebring, stessa durata, con un mezzo che non ha motore.




